The Social Network: stronzi per il successo


Ha fatto il pieno di premi ai recenti Golden Globe: miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior colonna so­nora e miglior film drammatico. È The Social Network, il film che racconta gli inizi di Facebook, ricostruiti attraverso le battaglie le­gali che il suo fondatore  Mark Zuckerberg ha dovuto subire, per­ché, come recita il sottotitolo, non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico.

Quanto ci sia di vero nel film lascio a voi scoprirlo. Sebbene la maggior parte dei fatti siano realmente accaduti e molti dei dialo­ghi siano le esatte trascrizioni degli atti processuali, il film è tratto dal libro di Ben Mezrich, Miliardari per caso – L’invenzione di Facebook: una storia di soldi, sesso, genio e tradimento, basato principalmente sulle conversazioni che l’autore ha avuto con Eduardo Saverin, colui che ha trascinato Mark Zuckerberg in tri­bunale chiedendo un risarcimento milionario perché tradito e in­gannato dal suo amico e compagno di stanza.

La figura del fondatore di Facebook che esce da questo film è quella del genio, anche un po’ hacker, capace di scrivere codici per una notte intera, ma arido, sociopatico, immune alle emozioni, freddo nei rapporti con le ragazze e con gli amici, vendicativo e in grado di tradire il suo unico amico senza alcun pentimento. Ma davvero bisogna essere tanto stronzi per avere successo? Che il film calchi la mano su questo aspetto non c’è alcun dubbio e lo fa egregiamente tanto che non si sa se essere felici per il successo e la genialità innegabile di questo ragazzino o provare pena per il suo mondo arido fatto solo di codici e nessun amico.

In realtà chi conosce Mark, come lo scrittore David Kirkpatrick, autore di The Facebook Effect lo descrive in maniera differente come “una delle persone meno arrabbiate che mi sia mai capitato di incontrare. È equi­librato, ottimista, taciturno, ed estremamente sicuro di sé”.

Ma questa è la magia della finzione e poco importa se i fatti vengono riportati in maniera noiosamente identica alla realtà o se vengono reinterpretati per vestire una storia. Quello che importa è il risultato fi­nale. Il film è semplicemente bello, avvincente, ha un bel ritmo con i continui flashback tra il periodo dell’Università e le udienze in aula ed è senza dubbio meritevole dei premi che ha recentemente conqui­stato.

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