Diaz. Non pulire questo sangue


A quelli che c’erano a quelli che ricordano e a quelli che non conoscono la vicenda consiglio di non perdere Diaz perché nessuno deve dimenticare. I fatti sono quelli del G8 di Genova dell’estate del 2001 e soprattutto l’escalation di violenza perpetrata dalle forze dell’ordine e culminata nel massacro alla scuola Diaz, dove 93 persone sono state malmenate con violenza inaudita da oltre 300 poliziotti in tenuta antisommossa che hanno fatto irruzione nella notte.

Amnesty International ha dichiarato questo episodio come “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”.

Non so quali siano i vostri ricordi di quei giorni. I miei sono esattamente quelli che istituzioni e forze dell’ordine hanno voluto far credere. Ricordo la mia condanna nei confronti dei Black Block che in poche ore avevano distrutto una città a me cara. Ricordo la convinzione che chiunque fosse a Genova fosse un terrorista. Ricordo la solidarietà nei confronti di poliziotti e carabinieri selvaggiamente picchiati da bande di veri e propri teppisti.

Tutto falso, ma ci sono cascata, ho creduto a tutto. Ho creduto che la Diaz fosse il covo dei Black Block e per questo la carica fosse giustificata. Ho creduto che all’interno fossero state davvero ritrovate armi e bottiglie incendiarie. Ho creduto che i feriti di quella notte fossero stati nascosti precedentemente nella scuola per evitare il ricovero in ospedale e di conseguenza l’identificazione e l’arresto perché terroristi.

Questa era l’informazione che passava in quei primi concitati giorni dopo i fatti della Diaz e della caserma di Bolzaneto, dove sono state condotte tutte le 93 persone presenti quella sera all’interno della scuola.

La realtà venne fuori qualche giorno dopo,quando tutti gli arrestati, tra cui molti giornalisti, furono rilasciati e cominciarono a denunciare i pestaggi, le minacce, le umiliazioni subite non solo nella scuola, ma anche nella caserma di Bolzaneto. In seguito emersero dettagli raccapriccianti come 10 ragazzi costretti in ginocchio ad abbaiare o 15 ragazze obbligate a spogliarsi completamente e a girare su se stesse di fronte a poliziotti e guardie carcerarie compiacenti.

La verità era che nella Diaz non c’era alcun Black Block, ma solo giornalisti italiani e stranieri e ragazzi di ogni nazionalità che non avevano trovato altra sistemazione per la notte.

Il film è duro, molto duro, non risparmia nulla, la scena del pestaggio all’interno della scuola dura 16 minuti, quando nella realtà furono solo (si fa per dire) 9 i minuti in cui si scatenò la furia inaudita, ma a detta del Pubblico Ministero Enrico Zucca che seguì le indagini sono successe cose ben peggiori di quelle descritte nella pellicola.

Il film non si concede finzioni, ricalca fedelmente gli atti processuali. “Dall’irruzione alla Diaz, fino al termine del film non c’è stata una sola cosa inventata. Il livello di tradimento è stato legato a necessità drammaturgiche elementari” dichiara il regista Daniele Vicari “A Genova la prima vittima è stata la civiltà, poi ci sono stati i corpi e le coscienze delle persone coinvolte.”

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